Concordato preventivo biennale: opportunità?

Tra le novità della riforma fiscale c’è l’introduzione, a decorrere dal 2024, della disciplina del concordato preventivo biennale (CPB) a favore dei contribuenti di minori dimensioni. L’accesso al concordato, previa adesione alla proposta formulata dall’Agenzia delle Entrate, è riservato ai soggetti ISA e ai contribuenti forfetari.

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Il nuovo istituto di compliance volto a favorire l’adempimento spontaneo degli obblighi dichiarativi

Il concordato preventivo biennale è lo strumento che consente ad imprese e professionisti di minori dimensioni di concordare in via preventiva il reddito d’impresa o di lavoro autonomo da dichiarare nel periodo d’imposta oggetto di concordato sul quale saranno liquidate le imposte, a prescindere dal reddito effettivamente conseguito.

L’obiettivo di questo strumento è quello di generare una maggiore partecipazione del contribuente nel meccanismo di accertamento tributario, con l’obiettivo di individuare l’imposta da versare.

Soggetti interessati

Il D.Lgs. n. 13/2024 introduce il concordato preventivo biennale (CPB) al quale possono accedere per il biennio 2024 – 2025 i titolari di reddito d’impresa e di lavoro autonomo che svolgono l’attività in Italia con ricavi e compensi non superiori a € 5.164.569:

  • che applicano gli ISA, ossia che esercitano un’attività per la quale sono previsti gli ISA e non presentano cause di esclusione dagli stessi (nel 2023);
  • in regime forfetario;
  • in assenza di debiti tributari/contributivi o estinzione degli stessi importi ≥ € 5.000 entro

il 15 ottobre 2024.

Invece non possono accedere al CPB, oltre i soggetti per i quali sussiste una causa di esclusione dagli ISA, tutti quelli per i quali sussiste una delle seguenti cause di esclusione:

  • omessa presentazione della dichiarazione dei redditi in uno dei tre anni precedenti a quelli di applicazione del concordato;
  • condanna per reati in materia di imposte sui redditi e IVA, false comunicazioni sociali, riciclaggio/impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita/autoriciclaggio, commessi nei tre anni precedenti a quelli di applicazione del concordato;
  • inizio attività nel periodo d’imposta precedente a quello cui si riferisce la proposta.

Proposta del fisco e accettazione del contribuente

La proposta del Fisco è basata su una metodologia di calcolo che tiene conto delle informazioni presenti nelle banche dati nonché dei dati relativi al periodo precedente a quello concordato presenti nel modello ISA e più in generale nella dichiarazione redditi.

Entro il 15 giugno 2024 l’Agenzia delle Entrate formulerà una proposta di reddito attraverso un’apposita procedura informatica che il contribuente è libero o meno di accettare barrando un’apposita casella della dichiarazione dei redditi entro il 15 ottobre 2024.

Il concordato non ha effetto ai fini dell’IVA i cui adempimenti formali nonché di versamento dell’imposta restano quelli ordinariamente previsti ed ha invece effetto ai fini previdenziali, ferma restando la possibilità di versare i contributi sul reddito effettivo.

Nei periodi d’imposta oggetto di concordato continuano a sussistere gli adempimenti fiscali ordinari e pertanto i soggetti interessati sono tenuti agli ordinari obblighi contabili e dichiarativi e alla comunicazione dei dati mediante la presentazione dei mod. ISA.

Trascorso il biennio oggetto di concordato, al sussistere dei precitati requisiti e in assenza di cause di esclusione, l’Agenzia delle Entrate formula una nuova proposta di concordato relativa al biennio successivo.

Vantaggi e criticità

Il concordato preventivo biennale presenta molteplici vantaggi:

  • assicura al contribuente una maggiore stabilità fiscale e riduce al minimo i rischi di eventuali contenziosi;
  • mira a semplificare la vita dei contribuenti offrendo maggiore prevedibilità;
  • mette al riparo da imposte aggiuntive su eventuali maggiori redditi rispetto a quelli concordati;
  • esclude la possibilità di accertamenti sulla base di presunzioni semplici;
  • esonera dal visto di conformità per le compensazioni e i rimborsi fino a 50.000 euro nell’Iva e fino a 20.000 nelle imposte dirette.

La principale criticità si riscontra in caso di redditi effettivi inferiori al concordato. Solo laddove il reddito effettivo è inferiore a quello concordato per più del 50% a causa di cause eccezionali il concordato può cessare di produrre effetti, permettendo così la revisione delle imposte dovute in base ai redditi effettivi.

In conclusione, i contribuenti che hanno regolarmente dichiarato tutti i redditi conseguiti saranno prevedibilmente poco interessati al CPB, in quanto, per avere dei vantaggi, gli stessi dovrebbero scommettere su un aumento dei propri redditi futuri; di contro, i contribuenti che hanno omesso di dichiarare parte dei propri redditi, potrebbero valutare con maggiore interesse il nuovo strumento, in quanto verrebbero presi come riferimento dei dati che non riflettono la reale capacità reddituale del contribuente.

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