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Tra le varie misure adottate per far fronte alla crisi, il Decreto Cura Italia prevede all’art. 56 limiti alla revoca degli affidamenti bancari, la sospensione dei pagamenti di mutui e leasing nonché il pote…
La misura agevolativa in parola, introdotta dall’art. 56 del D.L. 17 marzo 2020 n. 18 consiste in una moratoria straordinaria, volta a dare aiuto alle micro, piccole e medie imprese, con esposizioni debitorie in bonis (tra cui prestiti, linee di credito etc.), che comunichino - con autocertificazione- agli istituti bancari o altri intermediari finanziari, di aver subito carenza di liquidità in conseguenza dell'emergenza COVID 19.
Per i finanziamenti in essere la misura agevolativa dispone che:
La domanda di sospensione deve essere presentata alla banca erogatrice del mutuo compilando il modulo messo a disposizione dell’istituto e corredato da tutta documentazione comprovante i requisiti necessari.
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L’Emergenza sanitaria da COVID-19 ha indotto il Governo centrale a varare una serie di tutele a sostegno del reddito per la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa. Ed invero il D.L. Cura Italia,…
Chiariamo subito che le regole non sono cambiate rispetto agli anni precedenti ma con l’avvento della fatturazione elettronica è necessario riprendere l’argomento per inquadrare l’operatività in una attività quotidiana come quella della registrazione delle fatture di acquisto.
Intanto ricordiamo che i termini di invio delle fatture elettroniche sono diversi.
La fattura immediata deve essere trasmessa entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione, mentre nel caso di fattura differita, la trasmissione può avvenire entro il giorno 15 del mese successivo rispetto a quello in cui sono state effettuate le operazioni.
Pertanto, è possibile che intercorra un certo tempo tra la “data esposta nella fattura elettronica” e la data di effettiva consegna (ricezione della fattura elettronica nel sistema di interscambio SDI) della stessa.
Per potere detrarre l’IVA sulle fatture di acquisto è necessario che la fattura sia ricevuta e contabilizzata. La data della fattura è quindi solo uno degli elementi da prendere in considerazione.
Per regola generale, le fatture di acquisto relative al mese precedente, se registrate entro il giorno 15 del mese successivo, possono concorrere alla liquidazione IVA del mese di effettuazione dell’operazione.
Se, invece, vengono annotate dopo il giorno 15, concorrono alla liquidazione del mese di registrazione.
In pratica ad esempio, devo liquidare l’iva del periodo di settembre, ricevo il 12 ottobre nello SDI una fattura con data 30 settembre, in tal caso potrò tranquillamente registrare questa fattura entro la data del 15 ottobre ma indicare in fase di registrazione che l’importo dell’iva la detraggo nel mese di settembre. Diversamente se questa fattura la ricevo nello SDI dopo la data del 15 ottobre potrò detrarre l’iva nella liquidazione relativa al mese di ottobre (se registrata entro il 31 ottobre).
Attenzione perchè questa regola generale non può essere applicata per le fatture di acquisto relative al mese di dicembre (con data fattura dicembre) ma ricevuti nello SDI nel mese di gennaio e registrate entro il 15 gennaio.
La regola generale indicata sopra, per espressa previsione di legge, non può essere applicata alle fatture ricevute alla fine dell’anno, pertanto è necessario porre molta attenzione alle diverse casistiche.
Pertanto per rispondere alla domanda come si detrae l’iva sulle fatture ricevute alla fine dell’anno è indispensabile analizzare le fatture ricevute distinguendo tra:
Una situazione che agevola il recupero dell’iva sulle fatture ricevute nello SDI nel mese di dicembre ma non registrate a dicembre è quello di creare un apposito registro degli acquisti sezionale in cui registrare tali documenti la cui detrazione è consentita soltanto facendo confluire la relativa iva nella dichiarazione annuale.
In pratica sarà sufficiente nel sistema gestionale informatico attivare un nuovo registro degli acquisti denominandolo ad esempio “Registro acquisti per recupero iva in dichiarazione annuale”, ed in fase di registrazione delle fatture di acquisto in argomento, fare confluire le stesse su questo registro, in modo tale che la relativa iva in detrazione, potrà essere indicata come iva a credito soltanto nella dichiarazione annuale.
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Uno sviluppo in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri: la definizione di sostenibilità (introdotta per la…
Come creare valore che duri nel tempo
Di Gianni Malerba
Per le aziende la sostenibilità non è più solo un obbligo normativo (anche delle PMI) ma anche un vantaggio. Sono i dati a dimostrarlo:
| +21% | margine EBITDA fra il 2017 e il 2020 |
| (Fonte: Accenture analysis; Arabesque S-Ray; S&P Capital IQ) |
| +10% | aumento del reddito delle aziende sostenibili (rispetto alla media) |
| (Fonte: Commissione Europea) |
| 66% | consumatori disposti a pagare di più per un brand responsabile |
| (fonti: Rapporto Coop 2019 /osservatorio LifeGate / Nielsen "Global survey of corporate social responsibility and sustainability” – Sinottica) |
La scelta di una strategia sostenibile per le imprese non aumenta solo direttamente il profitto, ma ha un impatto positivo sul posizionamento di mercato nel medio-lungo periodo.
Vediamo come.
Quando un’impresa si definisce sostenibile?
“Essere socialmente responsabili significa non solo soddisfare pienamente gli obblighi giuridici applicabili, ma anche andare al di là investendo “di più” nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le altre parti interessate”. Questa è la definizione di Responsabilità sociale d’impresa (o CSR, Corporate Social Responsibility) secondo la Commissione Europea (LIBRO VERDE – Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese). In generale, essere sostenibili significa non solo l’adempimento degli obblighi previsti per legge ma anche la capacità dell’impresa di inserirsi nel contesto socioeconomico che la circonda. Le domande che l’azienda deve porsi sono: cosa pensano di me dipendenti, fornitori e clienti etc.? Sono tutte domande in grado di darci la percezione di come l’impresa viene valutata perché il successo di un’azienda è dato da come i suoi servizi e prodotti vengono percepiti sul mercato.
Vuoi sapere come valutare la tua azienda o la tua start-up e gestirla in modo sostenibile?
Attualmente le scelte dei consumatori si spostano sempre di più verso quelle aziende che risultano rispettose nei confronti di ambiente, lavoratori e stakeholders: è da qui che si genera un profitto in grado di mantenersi nel medio-lungo periodo, dalla Responsabilità Sociale d’Impresa.
I vantaggi della sostenibilità per una PMI
Oltre ai numeri già elencati, è possibile anche delineare alcuni aspetti di gestione qualitativa in cui i vantaggi della sostenibilità sono più che evidenti:
1. Riduzione degli sprechi
Modelli e iter produttivi sostenibili riescono a efficientare i sistemi di lavoro, riducendo tempo e risorse altrimenti sprecate. L’alleggerimento dei costi dati dalla revisione dei modelli di produzione impatta subito sul profitto dell’azienda, generando vantaggi economici.
2. Valore aggiunto del prodotto o servizio
Il 66% dei consumatori è disposto a spendere di più pur di acquistare prodotti sostenibili per ambiente, persone e società. Dunque, è bene allinearsi a modelli sostenibili perché questi giustificano sul mercato un prezzo maggiore e fidelizzano il cliente, con il quale si condividono alcuni valori.
Attenzione però al fenomeno del green washing, cioè alla pubblicizzazione di una sostenibilità solo di facciata senza modifiche effettive all’organizzazione aziendale: se si comunica qualcosa che non esiste davvero in azienda, come la sostenibilità, il vantaggio si trasforma in uno svantaggio sul mercato.
Se vuoi sapere di più sul fenomeno green washing, clicca qui.
3. Aumento della produzione
Se i clienti e il mercato apprezzano le aziende sostenibili e ne acquistano i prodotti in misura maggiore, vuol dire che le aziende sostenibili producono e vendono di più, in media.
Da un’indagine di Ipsos (2021) si rileva che le persone desiderano vivere un’esistenza sempre più sostenibile e attivarsi concretamente per la protezione dell’ambiente.
Se negli anni non sei stato sostenibile e hai subito conseguenze negative sulla tua produzione, clicca qui e qui.
4. Aumento dell’occupazione e selezione del miglior personale
La maggior produttività non ha impatti solo sul profitto ma anche sul personale, cioè sulle risorse umane che creano i prodotti: più produzione significa più personale necessario. Ma non solo: avere una buona “fama” come azienda sostenibile non attira solo più clienti ma anche più persone qualificate che vorranno lavorare in un’impresa rispettosa delle persone, non solo sostenibile.
In questo modo avrai maggior controllo sui tuoi dipendenti e collaboratori, potendo selezionare le migliori risorse per la tua impresa.
5. Miglioramento della considerazione da parte dei mercati finanziari e pubblici
Raccolta e transazionia migliori condizioni erogate dagli istituti creditizi e assicurativi
Incentivi per gli investimenti riferiti a temi di miglioramento della sostenibilità nelle aziende (es. digitalizzazione, investimenti in impianti tecnologici eco compatibili, diagnosi energetiche, etc.
Facilità di accesso ai rapporti con la Pubblica amministrazione.
6. Crescita della reputazione aziendale
Una più alta reputazione, conseguenza di una politica della sostenibilità aziendale che non viene solo comunicata ma anche sinceramente attuata, è in grado di attrarre non solo più consumatori ma anche i migliori partner, investitori, fornitori e interessati. Un’azienda capace di attuare realmente politiche di sostenibilità risulta affidabile, in grado di comprendere i bisogni del mondo e occuparsene.
Un’azienda sostenibile genera fiducia e il mercato, da sempre, si muove seguendo i soggetti commerciali più affidabili.
Quello che oggi sembra solo un investimento (rivedere asset e modelli d’impresa, etc.), in realtà è una strategia per arricchire l’impresa e lanciarla in futuro.
Malerba&Partners da anni opera nella consulenza d’impresa, dando alle aziende i mezzi per affrontare le sfide di oggi. La sostenibilità aziendale è oggi uno degli aspetti di maggior interesse, per questo siamo in EFTILIA, la prima Società Benefit tra Professionisti e Advisory company capace di fornire una consulenza completa alle imprese che vogliano rendersi sostenibili e accettare la sfida del futuro.
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Prende il nome italianizzato di “tassa piatta”, ma è più famosa con il suo nome anglosassone: flat tax. È una delle proposte economiche di maggiore attenzione in ambito fiscale nella campagna elettorale in v…
di Alessandro Malerba
La c.d. flat tax mira a eliminare le attuali quattro aliquote Irpef e i relativi scaglioni di reddito, introducendo un’aliquota unica per tutti i contribuenti, ma la proposta dei tre partiti dello schieramento di centro-destra sono differenti in modalità e tempi.
Lega
È la proposta definita come “più estrema”, introducendo una aliquota unica pari al 15% per tutti, persone fisiche e società, a cui arrivare secondo un percorso graduale in tre step ovvero:
Al fine di tutelare il c.d. principio di proporzionalità dell’imposta ex art. 53 della Costituzione, in questa proposta è prevista anche l’introduzione di due scaglioni: da 0 a 35 mila euro e da 35 mila a 50 mila euro per i quali si introduce una deduzione fissa pari a 3.000 euro: la deduzione si applica sia alle famiglie che ai single per i contribuenti nel primo scaglione mentre per i redditi pari o superiori a 35.000 euro spetta soltanto per i familiari a carico.
Nel sistema a tassa piatta proposto dalla Lega la progressività dell’imposta sui redditi interessati viene attuata con il sistema delle deduzioni, anziché con le aliquote, mentre resterebbe invariato il sistema di esenzione totale per i redditi più bassi: si parla attualmente di una “no tax area” per i redditi fino a 7.000 euro.
Forza Italia
Secondo il partito di Silvio Berlusconi, invece, la flat tax dovrebbe porsi al 20%, con un’esenzione fiscale per i redditi fino a 12.000 euro e, anche in questo caso, con sistemi di detrazioni e deduzioni per famiglie e redditi bassi.
Fratelli d’Italia
L’enfasi data alla flat tax dal partito di Giorgia Meloni è molto minore rispetto ai compagni di coalizione, risultando dunque una proposta minore del programma elettorale. L’approccio viene ben inquadrato dal prof. Maurizio Leo (responsabile del dipartimento economia e finanza) che in un articolo pubblicato su La Repubblica scrive in maniera ancora più semplice: “su tutto ciò che si dichiara in eccedenza (redditi di lavoro e di impresa) rispetto al pregresso, si pagheranno meno tasse e, in particolare, solo il 15%. La tassazione al 15% riguarda il solo anno in cui l’incremento di reddito si realizza, mentre non sarebbe sensato un trascinamento del beneficio anche negli anni successivi, se non in relazione a eventuali ulteriori incrementi". Secondo il prof. Leo, dunque, si tratterebbe di una sorta di “premio di produttività nazionale”, o anche di "uno stimolo, temporaneo ancorché decisivo, ad alzarsi dal divano, a darsi da fare, a migliorare per sé stessi, per la propria famiglia e per il Paese".
Le proposte di Lega, FI e FdI, come visto, sono tra loro differenti, ma si basano su un concetto comune: abbassando la pressione fiscale sul reddito (di impresa, lavoro autonomo e dipendente) a parità di condizioni, si otterrà minore evasione fiscale, maggior impulso all’economia e un gettito erariale non eccessivamente penalizzato, ma per realizzare tale piano, a oggi, si stima un fabbisogno di circa 13 miliardi di euro, in parte ricavabili da una più efficiente gestione della tax expenditure (68md nel 2021).
Flat tax: vantaggi e critiche
Capire cos’è la flat tax è molto più facile di analizzare quali potrebbero essere vantaggi e svantaggi dell’introduzione della tassazione ad aliquota fissa del 15% o 20%.
Secondo i fautori della proposta, pur considerando le differenze tra le formule di flat tax descritte, i vantaggi principali sarebbero tre:
La maggiore critica mossa dagli schieramenti di centro-sinistra (Partito Democratico in primis) è che la flat tax in Italia porterebbe per lo più svantaggi: i contro dell’introduzione di una tassa piatta sarebbero le minori entrate per lo Stato, ma anche il rischio di avvantaggiare i più ricchi e, quindi, di introdurre una legge ad alto rischio di incostituzionalità.
La flat tax in Italia: una misura già attuata
Ciò che spesso non si sottolinea è che la flat tax esiste già nel nostro ordinamento: più correttamente indicata come “regime forfettario esteso”, è stata introdotta per la prima volta con la Legge di Bilancio 2015 (Legge numero 190/2014).
L’attuale flat tax è operativa solo per i contribuenti titolari di partita IVA in regime forfettario, ovvero nell’ambito di un regime agevolato privo di IRPEF, addizionali, IVA, Irap e non soggetto a studi di settore o ISA. Con la Legge di Bilancio 2019 è stato innalzato per tutti i contribuenti operanti nel regime (agevolato) forfettario il fatturato limite fino al quale è possibile operare, ed è pari a 65.000,00 euro a prescindere dal tipo di attività svolta.
Sul fatturato viene applicato un coefficiente di redditività poi moltiplicato per i ricavi/compensi incassati al fine di ottenere il reddito fiscale. Su questo reddito si applica quindi l’attuale flat tax, che può essere:
La flat tax non è protagonista solo della campagna elettorale, ma è stata una delle proposte al centro della discussione sulla riforma fiscale, con alcune novità per quel che riguarda le partite IVA.
La legge delega approvata dalla Camera, rimasta in standby in Senato a causa della crisi di Governo, prevede infatti l’introduzione di un nuovo regime fiscale agevolato per le partite IVA.
Alla flat tax per i forfettari fino a 65.000 euro viene affiancato un nuovo regime sostitutivo per chi supera i limiti, volto ad accompagnare gradualmente l’impresa o il professionista verso l’IRPEF ordinaria. Stando ai contenuti della legge delega, la flat tax “extra” verrebbe applicata per i due periodi di imposta successivi al passaggio dal regime forfetario al regime ordinario IRPEF. Una previsione che richiama alla mente il progetto della flat tax incrementale fino a 100.000 euro, previsto dalla Legge di Bilancio 2019 (fortemente voluta dalla Lega), ma abolito prima ancora di entrare in vigore nel 2020. Nell’ambito della riforma fiscale si è quindi parlato ancora di flat tax, e nello specifico di uno scivolo per i fuoriusciti dal forfettario.
Flat tax: nulla di veramente nuovo
È corretto dire, dunque, che la proposta della nuova flat tax non stravolgerebbe il sistema impositivo attuale, considerando che si ricorre già ampiamente all’aliquota unica (a titolo esemplificativo, sulle rendite finanziarie alle quali viene applicata una aliquota fissa al 26%, sugli affitti guadagnati dalle persone fisiche ma anche sul reddito d’impresa, l’Ires, pari al 24% o sui premi di risultato sul lavoro al 20%).
Dunque, oggi, più che l’aliquota di per sé, la differenza in termini di imposizione reale la fanno le detrazioni e le agevolazioni a cui sono soggetti i contribuenti in relazione alla loro condizione familiare o di reddito (Isee). L’introduzione di un sistema di aliquote più contenute volte a tassare i redditi di lavoro (dipendente e autonomo) in maniera piatta, quantomeno entro certi limiti e tenendo conto dei coefficienti familiari, non causerebbe particolari stravolgimenti nel gettito complessivo, magari eliminando alcune detrazioni non razionali oltre certe fasce reddituali e favorendo l’equità fiscale in ottica di nucleo familiare.
Richiamando un recente articolo a firma di Marco Miccinesi, pubblicato su IlSole24Ore, oggi, infatti, a parità di reddito complessivo di lavoro dipendente entro certi limiti di ammontare (es. 50.000 euro con un figlio a carico), una famiglia monoreddito paga circa il doppio di un famiglia bireddito; con l’applicazione della flat tax “ la tassazione della famiglia monoreddito si avvicinerebbe moltissimo a quella della famiglia bireddito facendo finalmente venire meno l’attuale discriminazione tra le famiglie monoreddito e quelle bireddito; discriminazione che appare del tutto ingiustificata alla luce dell’unitarietà del nucleo familiare i cui redditi sono impiegati in base alle scelte effettuate insieme dai coniugi e per il soddisfacimento degli stessi identici bisogni, sia nelle famiglie monoreddito che bireddito.”.
Le sfide del Governo post elezioni del 25 settembre
Quel che è certo è che ora la palla passerà al nuovo Governo che si formerà a seguito delle elezioni politiche del 25 settembre 2022, al quale spetterà il compito di far ripartire la discussione sulla riforma del sistema tributario. Di vantaggi e svantaggi della flat tax, e della sua possibile estensione non solo alle imprese ma soprattutto alle famiglie, si parlerà quindi anche nei prossimi mesi.
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Rating confermato con outlook stabile: è il giudizio di Fitch per il nostro Paese. Un trend inaspettatamente positivo che ha sorpreso tutti. Ma è pur sempre un rating BBB, poco sopra i titoli “spazzatura”. I…
Il trend positivo dell’economia e il costante problema dell’inflazione e del debito
di Gianni Malerba
Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati l’ultima volta parlando di inflazione: nell’articolo “L’inflazione non si ferma” abbiamo fatto un bilancio dell’incidenza della crisi del gas sui prezzi e le sue ricadute, in particolare, sul carrello della spesa degli italiani. Era il 28 settembre 2022, a pochissimi giorni dal voto delle politiche, con tutti i dubbi fisiologici che ciò aveva comportato.
Da quel giorno molto è cambiato, certo, ma resta sempre quella che possiamo ben considerare la Spada di Damocle italiana: l’inflazione, il problema con cui tutti i Governi si sono scontrati da sempre, e il debito pubblico che ne consegue.
La valutazione di Fitch, l’attesa per Moody’s
"La crescita dell'economia italiana ha superato le nostre aspettative nel primo trimestre del 2023, in netta ripresa a 0,5% t/t […] grazie al significativo allentamento della crisi del gas naturale in Europa, a un forte rimbalzo del turismo e al rafforzamento della domanda globale". Sono le parole che accompagnano il rating di Fitch che assegna all’Italia un BBB, aggiungendo anche che “nel 2024 prevediamo che l’economia si espanda dello 0,8%”. Sembra che gli sforzi del Governo siano apprezzati dai mercati che hanno scelto di dare la loro fiducia al nostro Paese.
Dovremo attendere alcuni giorni prima di capire quale sarà, invece, il giudizio di Moody’s, l’agenzia di rating tradizionalmente più severa verso il nostro Paese, ma già oggi è possibile fare un bilancio positivo dell’Italia. Per questo risultato, senza dubbio, concorrono anche i fondi del Next Generation EU verso il nostro Paese (il c.d. PNRR) nonché il fatto che l’Italia sia parte dell’Unione Economico Monetaria UE la quale, in qualche modo, funge da garanzia.
Uno degli aspetti più interessanti che hanno concorso alla valutazione di Fitch è la stabilità del Governo, la cui maggioranza è ampia e il consenso tra i cittadini elevato. Cosa significa questo per l’economia italiana e lo sguardo dei mercati su di noi? In breve, che questo Governo potrebbe durare un’intera legislatura, portando avanti le proprie decisioni senza uno stop forzato e il conseguente blocco dell’azione governativa e legislativa. Questo è sicuramente un altro punto a favore della nostra economia, ma allora da dove deriva questa Spada di Damocle? Perché, insomma, a fronte di molti fattori positivi, il rating italiano resta a un BBB?
Inflazione, debito pubblico e peso sulle imprese
A fronte di una maggiore stabilità del sistema bancario le imprese sono quasi allo stremo delle forze, per via di un’inflazione galoppante (che incide nel breve periodo) e un conseguente aumento del debito pubblico (impattante nel medio-lungo periodo).
Secondo EURISC - Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF, nel primo trimestre 2023 la domanda di credito presentata dalle imprese italiane ha subito una brusca frenata: -3,6% rispetto al 2022. L’aumento dell’inflazione fa crescere il costo del denaro, che quindi le imprese non possono più permettersi. Le parole di Simone Capecchi, Executive Director di CRIF sono, da questo punto di vista, illuminanti: “se le famiglie possono decidere di rinviare una richiesta di credito a quando i tassi di interesse saranno diminuiti, le imprese hanno costi non rinviabili e un bisogno di liquidità permanente".
Ancora più preoccupante è il tasso di default, in crescita rispetto agli anni precedenti. Le imprese prendono meno soldi in prestito e quando lo fanno hanno più probabilità di non riuscire a rimborsare gli enti creditizi.
Ecco il vulnus, la Spada di Damocle: le politiche di breve periodo, capaci di calmierare i prezzi del gas, ad esempio, e ottenere rating positivi da parte delle agenzie, non potranno mai aiutare da sole il nostro Paese a correre insieme al suo motore naturale, ovvero le imprese. Sono queste, soprattutto le PMI, che devono affacciarsi verso politiche di medio-lungo periodo, per riuscire a essere competitive e in questo modo bloccare l’inflazione e provare a bloccare il debito pubblico.
Gli strumenti per supportare le imprese nel medio-lungo periodo
Da una parte la CNC, la Composizione Negoziata della Crisi d’Impresa, per nominare uno strumento. Ne abbiamo lungamente parlato sul nostro blog, vale la pena leggere l’ultimo articolo di aggiornamento su questo tema: PNRR, Piattaforme Telematiche e CNC. È importante, in questo contesto di “default di ritorno” considerare uno strumento capace di accompagnare l’impresa nel modo meno traumatico possibile per il sistema, per mantenere il mercato in piedi e non generare una crisi sistemica del settore produttivo.
Ma oltre a questo strumento, l’altra grande occasione è, ovviamente, la sostenibilità. Al di là degli strumenti più immediati ormai entrati nel nostro ordinamento (vedi il credito d’imposta, che potete leggere in questo articolo), la sostenibilità e i criteri ESG sono gli strumenti più adatti a dare una visione di futuro nel medio-lungo periodo alle imprese, per generare valore e farlo crescere in modo esponenziale nel tempo. Per avere una visione più generale dei vantaggi della sostenibilità, in particolare per le PMI, vale la pena rileggere il nostro precedente articolo qui.
Ma allora, se il vero problema del nostro Paese non è l’oggi, le crisi che si susseguono e alle quali possiamo porre un freno, seppur temporaneo, ma un debito pubblico e un’inflazione strutturali che portiamo con noi da molto tempo, allora perché continuiamo a investire solo su soluzioni di breve periodo senza invece considerare interventi di medio-lungo periodo come gli investimenti in sostenibilità potrebbero fare?
Diversamente, dovremo valutare l’ipotesi di non liberarci mai della nostra Spada di Damocle per la mancanza di coraggio nell’investire nel futuro.
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Il percorso parlamentare del disegno di legge delega di riforma fiscale è alle sue battute iniziali. Alla flat tax arriveremo forse entro la fine della legislatura, è tempo di fare il punto di come potrebbe…
di Federico Valenza
La flat tax continua a essere argomento di dibattito politico e il lavoro sulla riforma fiscale per una sua estensione prosegue. In realtà i contorni appaiono ancora poco chiari ma è dall’inizio della legislatura che si menziona come obiettivo da raggiungere nell’ambito del progetto di revisione del sistema tributario e da realizzare per gradi.
Maurizio Leo, viceministro dell’Economia, ha dichiarato, in un’intervista al quotidiano La Stampa lo scorso 30 maggio, che “esiste un progetto, condiviso da tutte le forze politiche che hanno vinto le elezioni, che mira alla riduzione della pressione fiscale”. Il viceministro afferma che la flat tax arriverà entro fine legislatura, mentre il primo step è previsto già per il prossimo anno con la riduzione delle aliquote Irpef e il taglio del cuneo fiscale.
Come riportato dal Sole24Ore, la flat tax è a oggi usata da circa 2 milioni di professionisti, autonomi e imprenditori che aderiscono al regime forfettario delle partite Iva, provocando mancate entrate nei conti pubblici per un ammontare totale di 3,5 miliardi. Come illustrato nel nostro articolo precedente sul tema, l’ordinamento italiano presenta già altre flat tax che fanno registrare per il 2022 un’erosione fiscale di circa il 4,8%.
Negli anni, infatti, i regimi fiscali sostituivi sono gradualmente aumentati incrinando, secondo la Corte dei Conti, il principio di omnicomprensività della base imponibile previsto dall’articolo 51 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir). Per fare un esempio, la flat tax incrementale per i titolari di partita Iva che non applicano il forfettario e la sostitutiva sulle mance raccolte tramite il datore di lavoro e destinate a camerieri e altri addetti del settore turismo.
La delega per la riforma fiscale ragiona sulla flat tax, non solo in termini di redditi fuori dall’Irpef da tassare con un tributo fisso o proporzionale ma anche in termini di ridefinizione dell’Irpef. In particolare, si discute una riduzione del numero di aliquote, con l’obiettivo finale di un’unica aliquota proporzionale, in un sistema di detrazione e deduzioni, che dovrebbero garantire la progressività del prelievo. In tale ottica il primo step, menzionato dal viceministro Leo, potrebbe prevedere un’iniziale riduzione delle aliquote Irpef da quattro a tre o un ulteriore prelievo sostituivo sulle tredicesime, già nella legge di Bilancio 2024.
Nella legge delega sulla riforma fiscale 2023, per la quale il governo auspica il via libera in estate, si prevede l’estensione della flat tax alle associazioni professionali, alle società tra professionisti, alle società di persone e imprese familiari composte al massimo da tre professionisti under 35 anni, con un tetto di ricavi fissato a 85 mila euro e una tassazione al 15%.
Tra le proposte condivise tra le forze di maggioranza e l’esecutivo la principale pertiene la riduzione delle aliquote Irpef a tre. L’attuale sistema dell’IRPEF si basa su quattro aliquote diverse per quattro scaglioni di reddito ed è in vigore dal 2022.
Il primo passo concreto della riforma dovrebbe essere proprio il passaggio a un sistema a tre aliquote. Tuttavia, l’obiettivo di lungo periodo è una “transizione del sistema verso l’aliquota impositiva unica, attraverso il riordino delle deduzioni dalla base imponibile, degli scaglioni di reddito, delle aliquote di imposta, delle detrazioni dall’imposta lorda e dei crediti d’imposta, tenendo conto delle loro finalità”, secondo il principio base fissato nel testo della delega approvata dal Governo.
La graduale riduzione delle aliquote non assicurerebbe di ricomprendere sotto l’Irpef i redditi attualmente tassati con le sostitutive. Difatti, come segnalato dall’Ufficio parlamentare di Bilancio, “non è chiaro se nella base imponibile dell’Irpef verranno ricomprese le fonti di reddito che nel tempo ne sono state escluse dall’applicazione e assoggettate a regimi sostitutivi generando problemi di equità orizzontale”.
Si delinea quindi la tendenza a una maggiore “cedolarizzazione” del fisco, al fine di evitare che gli stessi 100 euro di reddito siano tassati al 5, 10, 26 o 43% a seconda di come vengono ottenuti.
I commenti alla flat tax da Italia ed Europa
Il cavallo di battaglia della Lega, diventato obiettivo di legislatura, ha di recente ottenuto nuove bocciature dalla Banca d’Italia, dalla Commissione Europea e dall’Ufficio parlamentare di bilancio.
Nell’analisi presentata dalla Banca d’Italia, in audizione presso la Commissione Finanze della Camera il 18 maggio, si sottolinea che la conseguenza centrale di questo modello sarebbe l’aumento di disparità e disuguaglianza. Bankit, quindi, valuta tale modello come non adatto sia per l’attuale sistema italiano sia sulla base dell’analisi dei dati di quei paesi che già lo adottano.
Il documento redatto dalla Commissione Europea invita il governo a rendere più efficiente il sistema tributario, “preservando la progressività […] e migliorandone l’equità, in particolare razionalizzando e riducendo le agevolazioni fiscali, compresa l’Iva e le sovvenzioni dannose per l’ambiente”.
Secondo i rilievi dell’Ufficio parlamentare di bilancio, infine, il passaggio dagli attuali scaglioni Irpef a uno schema di progressività ad aliquota unica “determina effetti redistributivi che penalizzano i soggetti con redditi medi e favoriscono quelli con redditi più elevati a meno di rinunciare a una elevata quota di gettito”.
Il Consiglio dei ministri del 16 marzo 2023 ha approvato, con procedura d’urgenza, il disegno di legge di delega al Governo per la riforma del sistema fiscale e ha adesso 24 mesi di tempo per emanare uno o più decreti legislativi di revisione del sistema fiscale.
Dopo il via libera del CdM, si è messo dunque ufficialmente in moto l’iter di approvazione parlamentare, a partire dalla discussione degli oltre 600 emendamenti in commissione alla Camera.
Resta quindi da capire se e quali saranno le modifiche all’idea di riforma presentata e se ci saranno anche interventi di riordino degli attuali regimi sostitutivi.
Posto che a oggi la riforma fiscale appare quantomai necessaria, resta, però, una domanda: è davvero la flat tax la soluzione migliore che possiamo immaginare in questo Paese?
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Il 15 luglio 2023 entrerà in vigore il d.lgs 24/2023, in attuazione della Direttiva UE n. 1937/2019 (c.d. "Direttiva Whistleblowing"). Vediamo quali sono i nuovi strumenti per tutelare i denuncianti e promuo…
Per Whitleblowing si intende letteralmente “denuncia di irregolarità” o, utilizzando il termine giornalistico, l’attività dei c.d. “fischietti”: è la normativa che prevede il processo di denuncia di irregolarità aziendali. In breve: si fa riferimento a dipendenti dei settori pubblico e privato che, in ragione del loro rapporto di lavoro, vengono a conoscenza di irregolarità aziendali e decidono di denunciarle.
La normativa, entrata nella legislazione italiana nel 2017, oggi subisce delle modifiche importanti che razionalizzano i processi e contribuiscono ulteriormente alla tutela del segnalante.
Vediamo come.
Il D.lgs. 24/2023, nel recepire la Direttiva UE 2019/1937, ha introdotto una disciplina strutturata atta a garantire la protezione degli “informatori/segnalanti o whistleblowers”, i. e. le persone che segnalano violazioni di disposizioni normative nazionali o dell’Unione europea, che ledono l’interesse o l’integrità dell’amministrazione pubblica, o dell’ente privato, di cui siano venute a conoscenza in un contesto lavorativo.
Gli informatori sono tutti i dipendenti aziendali (full time, part time, a termine ecc.), compresi quelli in periodo di prova o cessati, i parasubordinati e i collaboratori.
Le violazioni possono consistere in illeciti amministrativi, contabili, civili o penali, condotte illecite ai sensi del D.lgs. 231/2001 o violazioni dei modelli di organizzazione e gestione, e illeciti che rientrano nell’ambito di applicazione di discipline normative degli atti dell’Unione europea o nazionali.
Le violazioni riguardano i seguenti settori:
Il D.lgs. 24/2023 prevede che le segnalazioni possano essere effettuate attraverso tre diversi canali di segnalazione progressivi e sussidiari:
Le aziende e le organizzazioni devono istituire e pubblicizzare dei canali interni di segnalazione nonché proteggere i dati personali così raccolti.
La normativa in questione si applica, nel settore privato, entro il 15 luglio 2023 alle imprese che – negli ultimi 12 mesi – abbiano avuto oltre 249 dipendenti ed entro il 17 dicembre 2023 alle imprese che – negli ultimi 12 mesi abbiano avuto almeno 50 dipendenti o, senza limiti dimensionali, che svolgano attività nel settore finanziario o che abbiano adottato unmodello organizzativo D. Lgs 231/2001.
Il mancato adeguamento alle suddette disposizioni normative comporta l’applicazione di sanzioni pecuniarie sino a euro 50.000.
Al di là della normativa e dei tecnicismi appena elencati, è importante sottolineare due aspetti: da un lato, grazie alla scoperta di illeciti e irregolarità di diversa natura, ogni organizzazione – sia essa del settore pubblico o privato – può ricavare un vantaggio competitivo, impedendo lo spreco di risorse e rafforzare il sistema di sicurezza interno, tutelarsi da eventuali minacce o frodi anticipandole prima che possano portare a danni più rilevanti.
Dall’altro, è senza dubbio vero che questa tipologia di attività pone una serie di interrogativi di natura sociale e culturale, difficili da rivedere nel medio-lungo periodo, ma fondamentali per dare alle nostre aziende la possibilità di operare un cambio di passo.
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Con il comunicato n. 88-2021 il MEF annuncia un'ulteriore proroga della sospensione COVID per le attività di riscossione sino al 31.05.2021.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha recentemente emanato il comunicato n. 88-2021, con il quale viene fornita un’anticipazione in merito alla imminente definizione di un provvedimento normativo che differirà al 31 maggio 2021, il termine di sospensione delle attività di riscossione, attualmente fissato al 30 aprile 2021 dall’art. 4 del decreto-legge n. 41/2021 (cd. Decreto Sostegni).
Anche Agenzia delle Entrate-Riscossione ha puntualmente recepito il comunicato MEF poc’anzi citato, notiziando i contribuenti, attraverso la propria web-page istituzionale, in merito alla proroga al 31.05.2021 del:
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L’Agenzia delle Entrate, all'esito di un'istanza di interpello presentata da un contribuente, ha recentemente fornito chiarimenti in merito alle disposizioni normative in materia di tenuta dei registri conta…
L’Agenzia delle Entrate ha recentemente fornito chiarimenti in merito alle disposizioni normative in materia di tenuta dei registri contabili con sistemi elettronici precisando che:
Inoltre, relativamente ai predetti registri, secondo la stessa Agenzia, indipendentemente dalla successiva conservazione sostitutiva degli stessi, va versata l’imposta di bollo utilizzando il mod. F24 (codice tributo “2501”), entro il 30.04 di ciascun periodo di imposta.
Con riferimento ai registri contabili del 2020, in caso di tenuta degli stessi con sistemi elettronici, entro il 28.2.2022 dovrà essere e effettuata alternativamente:
N.B. Va evidenziato che, limitatamente al 2019, per effetto di quanto disposto dall’art. 5, DL n. 41/2021, c.d. “Decreto Sostegni”, è stato prorogato da 3 a 6 mesi successivi al termine di presentazione della dichiarazione (quest’ultimo scaduto il 10.12.2020 per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare), il termine cui è collegato l’obbligo di conservazione sostitutiva. Di conseguenza il termine di conservazione nonché, come chiarito dall’Agenzia, di stampa dei registri 2019 risulta differito dal 10.3 al 10.6.2021.
ASSOLVIMENTO DELL’IMPOSTA DI BOLLO
Relativamente al libro giornale / libro degli inventari è richiesto l’assolvimento dell’imposta di bollo ai sensi dell’art. 16, lett. a), Tari a parte I, DPR n. 642/72.
In particolare, come disposto dall’art. 6, comma 1, DM 17.6.2014,: “l’imposta di bollo sui documenti informatici fiscalmente rilevanti è corrisposta mediante versamento nei modi di cui all’art. 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, con modalità esclusivamente telematica”.
Si rammenta che l’imposta dovuta tramite mod. F24, pari a € 16 per le società di capitali ovvero € 32 per ditte individuali / società di persone / cooperative:
Di conseguenza, in caso di tenuta dei registri con modalità elettronica, a prescindere dalla successiva conservazione sostitutiva o stampa in formato cartaceo, è necessario effettuare il versamento dell’imposta di bollo utilizzando la modalità telematica.
Così, con riferimento ai registri contabili relativi al 2020 entro il 30.4.2021 va versata l’imposta di bollo, determinata sulla base del numero delle registrazioni, tramite mod. F24, a prescindere che entro il 28.2.2022 il contribuente provveda alla conservazione sostitutiva ovvero alla stampa in formato cartaceo.
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L’articolo 4 comma 1 lettera b) del Decreto Sostegni rinvia ancora una volta il termine per il pagamento delle rate di rottamazione ter e saldo e stralcio, precedentemente fissato al 01.03.2021, prevedendo u…
Scadenza delle rate 2020 non ancora versate Per coloro che sono in regola con i versamenti delle rate del 2019, il termine “ultimo” per pagare tutte le rate in scadenza nel 2020 è differito al 31 luglio 2021. Per mantenere i benefici dell’agevolazione, entro tale termine dovranno essere corrisposte le rate della “Rottamazione-ter” che erano in scadenza il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio, il 30 novembre 2020 e che non sono state ancora versate, oltre le rate del “Saldo e Stralcio” che erano in scadenza il 31 marzo e il 31 luglio 2020, ad oggi rimaste sospese. Per il termine del 31 luglio 2021 sono previsti i cinque giorni di tolleranza.
Scadenze delle rate 2021 Per coloro che sono in regola con i versamenti, il termine “ultimo” per pagare tutte le rate in scadenza nel 2021 è differito al 30 novembre 2021. Anche in questo caso, per mantenere i benefici della “Rottamazione-ter” dovranno essere corrisposte entro il 30.11 p.v. le rate in scadenza il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre 2021, mentre per il “Saldo e Stralcio” le rate in scadenza il 31 marzo e 31 luglio. Per il termine del 30 novembre 2021 sono previsti i cinque giorni di tolleranza.
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Il Decreto Sostegni è intervenuto sulla proroga del divieto di licenziamento, prevedendo la sospensione di tutte le procedure, sia di licenziamento collettivo sia di licenziamento per giustificato motivo ogg…
Il DL Sostegni ha introdotto nuovi periodi di divieto di licenziamento:
• fino al 30 giugno 2021, per tutti i datori di lavoro senza alcuna distinzione;
• dal 1° luglio al 31 ottobre 2021, per quei datori di lavoro che sospendono o riducono l'attività lavorativa per eventi riconducibili all'emergenza epidemiologica da COVID-19 e che facciano domanda e fruiscano degli strumenti di integrazione salariale previsti dai commi 2 e 8 dell'articolo 8 del DecretoSostegni.
Sia per il primo periodo che per il secondo periodo, restano ferme le eccezioni già individuate in precedenza, dunque il divieto non si applica nelle ipotesi di:
• cessazione del contratto di appalto con riassunzione da parte del nuovo appaltatore subentrante;
• cessazione definitiva dell'attività dell'impresa, per messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell'attività, nei casi in cui nel corso della liquidazione non si configuri la cessione di un complesso di beni o attività che possano configurare un trasferimento d'azienda o di un ramo di essa;
• accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo (ferma restando la possibilità di accedere alla NASPI);
• fallimento, quando non sia previsto l'esercizio provvisorio dell'impresa o ne sia disposta la cessazione.
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Il Decreto-legge n. 41 del 22 marzo 2021 (c.d. Decreto “Sostegni”), in vigore dal 23 marzo 2021, è intervenuto nuovamente in materia di proroga o rinnovo dei contratti a tempo determinato, già oggetto di int…
Come si ricorderà il c.d. Decreto “Rilancio” (art. 93, comma 1 del DL n. 34/2020) aveva introdotto la possibilità per i datori della proroga/rinnovo dei contratti a termine:
• senza indicazione delle causali giustificative (esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, ovvero esigenze di sostituzione di altri lavoratori, oppure esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria);
• per un periodo massimo di 12 mesi e per una sola volta (indipendentemente che si tratti di proroga o rinnovo);
• fatta salva la durata massima complessiva di 24 mesi dei rapporti a termine tra le parti.
Le suddette indicazioni si applicano anche nell’ ipotesi in cui l’eventuale rinnovo/proroga riguardi contratti di lavoro in somministrazione a termine, fatta salva l’osservanza degli altri limiti di legge.
La deroga alla disciplina ordinaria è stata dapprima estesa al 31 dicembre 2020 ad opera del c.d. Decreto “Agosto” e, successivamente, fino al 31 marzo 2021 dalla Legge di Bilancio 2021.
Nell’imminenza di tale scadenza, visto il perdurare dello stato di crisi derivante dall’emergenza epidemiologica e la necessità di favorire le assunzioni per il prossimo periodo estivo, l’art. 17 del DL n. 41/2021 ha stabilito un’ulteriore proroga di tale facoltà fino al 31 dicembre 2021, precisando che le nuove disposizioni hanno efficacia a far data dall’entrata in vigore del Decreto “Sostegni”, quindi a partire dal 23 marzo 2021.
A differenza dei precedenti interventi di proroga, il Legislatore, al comma 2 dell’art. 17 del decreto, precisa altresì che, ai fini di una corretta applicazione della misura, non si tiene conto dei rinnovi e delle proroghe già intervenuti.
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SIMEST promuove nuove misure al fine di supportare le imprese in tutte le fasi di crescita sui mercati esteri, con finanziamenti a tasso agevolato.
Patrimonializzazione delle PMI esportatrici Dedicato alle PMI italiane e Mid Cap, con almeno due bilanci completi e che hanno realizzato esportazioni pari almeno al 20% del fatturato nell’ultimo biennio o al 35% nell’ultimo anno.Alle imprese viene richiesto di migliorare, a distanza di due anni, il proprio indice di patrimonializzazione e la quota di export.
Partecipazione a fiere e mostre Dedicato a tutte le imprese, in forma singola o aggregata, con almeno un bilancio completo. La domanda di finanziamento agevolato dovrà riguardare una sola iniziativa in un solo Paese estero o in Italia per manifestazioni fieristiche o eventi promozionali internazionali. Ammesse spese per area espositiva, spese logistiche, spese promozionali e spese per consulenze connesse alla partecipazione a fiere/mostre in Paesi UE ed extra UE la cui data di inizio è successiva alla presentazione della domanda.
Programmi di inserimento sui mercati UE ed extra UE Dedicato a tutte le imprese, in forma singola o aggregata con almeno due bilanci completi. Ammesse spese per la realizzazione di un ufficio, show room, negozio, magazzino o corner o centro di assistenza post-vendita in un Paese UE ed extra UE e relative attività promozionali.
Temporary Export Manager Dedicato a tutte le società di capitali con almeno due bilanci completi. Ammesse spese per l’inserimento temporaneo in azienda di figure professionali specializzate (Temporary Export Manager, Digital Marketing Manager) destinate allo sviluppo internazionale dell’impresa (massimo 3 Paesi esteri). Il finanziamento può coprire fino al 100% delle spese preventivate, fino a un massimo del 15% dei ricavi medi risultanti dagli ultimi due bilanci approvati e depositati.
E-Commerce Dedicato a tutte le società di capitali con almeno due bilanci completi. Ammesse spese relative a soluzioni da realizzare secondo due modalità alternative: a) realizzare direttamente una piattaforma informatica finalizzata al commercio elettronico; b) utilizzare un market place finalizzato al commercio elettronico fornito da soggetti terzi. Entrambe le soluzioni devono avere un dominio di primo livello nazionale registrato nel Paese di destinazione e devono riguardare beni e/o servizi prodotti in Italia o distribuiti con marchio italiano.
Studi di fattibilità Dedicato a tutte le imprese, in forma singola o aggregata con almeno due bilanci relativi a due esercizi completi. Ammesse spese per personale (max 15 %), viaggi e soggiorni per la redazione di studi di fattibilità collegati a investimenti produttivi o commerciali in Paesi extra UE (devono riguardare una sola iniziativa da realizzare in un solo Paese). Il finanziamento può coprire fino al 100% dell'importo delle spese preventivate, fino al 15% del fatturato medio dell'ultimo biennio.
Programmi di formazione e assistenza tecnica Dedicato a tutte le imprese, in forma singola o aggregata con almeno due bilanci completi. Ammesse spese per personale, viaggi, soggiorni e consulenze, sostenute per l'avviamento di un programma di formazione del personale operativo all'estero. Importo massimo finanziabile € 300.000,00 euro per assistenza tecnica destinata alla formazione del personale in loco successivamente alla realizzazione di un investimento da parte dell’impresa ed € 100.000 per assistenza tecnica post-vendita collegata a un contratto di fornitura.
Ulteriori informazioni sono disponibili all’indirizzo https://www.simest.it/finanziamenti-agevolati
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With the presidential proclamation of January 25, 2021, US President Joe Biden reconfirmed the restrictions on entry to the United States for travelers from Schengen Area countries.
The possibility of entry into the U.S.A. is suspended for travelers who, in the previous 14 days, have been in a country of the Schengen Area, in UK, Ireland, Brazil, South Africa China or Iran.
There are some exceptions like the one for personal and / or family reasons and national interest. US embassies and consulates abroad and DHS have exclusive jurisdiction over the granting of the so called “National Interest Exemption Waiver”.
Special Permit to Travel to the United States may be granted to those who must travel to the United States to carry out life support activities of the critical infrastructure sectors as defined by the Department of Homeland Security or the supply chain connected to the critical infrastructure or those who support directly creating or maintaining jobs in the United States.
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Il Presidente del Consiglio Mario Draghi e i Ministri Daniele Franco (Economia e finanze) e Andrea Orlando (Lavoro e politiche sociali) hanno illustrato in conferenza stampa il Decreto Sostegni.
Il tanto atteso Decreto Sostegni, approvato in CDM lo scorso venerdì, prescrive una serie di misure a sostegno dell'economia e della salute di tutti i cittadini.
In sintesi le principali misure adottate:
a) Contributo a fondo perduto per imprese e professionisti, pari ad una % del calo di fatturato medio mensile registrato nel 2020 rispetto al 2019;
b) Altre politiche per le imprese e i lavoratori autonomi, consistenti in un aumento di risorse per il Fondo per l'esonero dei contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi e professionisti che nel 2020 hanno subito un calo del reddito superiore al 33% rispetto al 2019;
c) Ulteriori interventi per i settori gravemente colpiti dalla crisi pandemica, tra i quali spiccano il settore fieristico, di organizzazione degli eventi, della cultura e dello spettacolo, dello sport, delle attività di ristorazione, dell'agricoltura, della pesca e dell'acquacoltura;
d) Sostegno al reddito dei lavoratori con un nuovo periodo di Cassa Integrazione e proroga del periodo di blocco dei licenziamenti, al 30.06.2021 per i lavoratori delle aziende che dispongono di CIG ordinaria e CIG straordinaria ed al 31.10.2021 per i lavoratori delle aziende coperte da strumenti in deroga;
e) Misure fiscali con: 1) cancellazione delle cartelle esattoriali fino a 5.000 euro del periodo 2000-2010 per i soggetti con reddito inferiore ad € 30.000; 2) definizione agevolata degli avvisi bonari sui periodi di imposta 2017 e 2018 per i soggetti che hanno subito un calo del volume di affari del 30% rispetto al 2019;
f) Proroga della sospensione delle attività di riscossione coattiva fino al 30.04.2021!
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Varate le procedure da seguire per vedersi riconosciuto il credito di imposta relativo a sponsorizzazioni effettuate in ambito sportivo dal 01.07.2020 al 31.12.2020.
L’articolo 81, comma 1, del decreto-legge 14 agosto 2020, n.104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n.126 ha concesso ai lavoratori autonomi, alle imprese e a gli enti non commerciali che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie, incluse le sponsorizzazioni, nei confronti di leghe che organizzano campionati nazionali a squadre nell'ambito delle discipline olimpiche ovvero società sportive professionistiche e società ed associazioni sportive dilettantistiche iscritte al registro CONI operanti in discipline ammesse ai Giochi Olimpici e che svolgono attività sportiva giovanile un contributo, sotto forma di credito d'imposta, pari al 50% degli investimenti effettuati a decorrere dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2020.
Il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 dicembre 2020 ha dato attuazione alla norma, disciplinando requisiti e modalità di presentazione delle domande.
Per fare domanda di riconoscimento del suddetto contributo è necessario compilare il modulo ed inviarlo, con gli allegati richiesti, all’indirizzo pec ufficiosport@pec.governo.it e all’indirizzo mail servizioprimo.sport@governo.it.
Il termine di presentazione delle domande è fissato al 1° aprile 2021.
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L’art. 110 del D.L. n. 104/2020, c.d. “Decreto Agosto”, poi convertito dalla Legge n. 126/2020, ha introdotto una nuova versione della cosiddetta rivalutazione dei beni d’impresa, da effettuare nell’ambito d…
Quali le novità rispetto alle precedenti rivalutazioni? Rispetto alle “versioni” più recenti della rivalutazione dei beni di impresa, la nuova disposizione consente ora di rivalutare distintamente ciascun bene e di effettuare la rivalutazione con effetti solo civilistici: in tal caso l’impresa, pur migliorando la situazione patrimoniale, non è chiamata a procedere con il versamento dell’imposta sostitutiva, da corrispondere nel solo caso di rivalutazione con effetti fiscali in misura pari al 3%, da versare cumulativamente ovvero in tre rate.
Quale è il vantaggio dell’operazione di rivalutazione con effetti fiscali?Il vantaggio della rivalutazione con effetti fiscali risiede nel riconoscimento del maggior valore attribuito ai beni e conseguente possibilità di determinare maggiori ammortamenti fiscali e/o di azzerare / ridurre la plusvalenza in caso di successiva cessione.
Da quando il beneficiario potrà godere dei connessi effetti fiscali? Il maggior valore dei beni è riconosciuto ai fini fiscali a partire dall’esercizio successivo a quello con riferimento al quale la rivalutazione è effettuata (in generale, dal 2021). Ai fini delle plus / minusvalenze l’effetto fiscale è differito al quarto esercizio successivo (in generale, dal 2024).
Quali sono i beni rivalutabili? La rivalutazione ha ad oggetto i beni d’impresa, comprese le partecipazioni in società controllate / collegate ex art. 2359 del codice civile, che costituiscono immobilizzazioni, a condizione che risultino nel bilancio dell’esercizio in corso al 31.12.2019 (2019 per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare) e che siano ancora presenti nel bilancio dell’esercizio in corso al 31.12.2020. Una rilevante novità rispetto a quanto previsto in passato è rappresentata, come sopra accennato, dalla possibilità di effettuare la rivalutazione distintamenteper ciascun bene.
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The House of Representatives Thursday passed two immigration bills that would protect up to 11 million of undocumented immigrants from deportation and offer them a pathway to stay in the United States perman…
The House approved the American Dream and Promise Act, which would create a process for the undocumented immigrants brought to the U.S. as children, otherwise known as "DREAMERS", to earn permanent resident status and eventual citizenship. It also includes a path to citizenship for people with temporary protected status and beneficiaries of deferred enforced departure. If signed into law, the American Dream and Promise Act would make recipients of the Obama-era Deferred Action for Childhood Arrivals (DACA) program and other undocumented immigrants brought to the country before age 18 eligible to apply for a 10-year period of conditional permanent residence if they satisfy several requirements. Applicants would be eligible to apply for permanent residence if they earned a college degree or enrolled in a bachelor's program for two years; if they served in the military for at least two years; or if they worked in the U.S. for a three-year period.
The Farm Workforce Modernization Act, also passed Thursday and it would help the agriculture workers and their families stay legally in the United States. Some agricultural workers would be permitted to gain a green card if they pay a fine and stay in the industry for an additional four to eight years, depending on how long they had already been doing farm work. The act would also amend the existing H-2A temporary agricultural worker visa program.
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Il D.L. 03/2021 ha ulteriormente differito al 31.01.2021 il termine di sospensione del versamento di tutte le somme richieste dall'Agente per la Riscossione, ancorché già oggetto di piani di dilazione. Tutte…
Il Decreto Legge n. 3/2021 ha prorogato al 31 gennaio 2021 il termine di sospensione dell’attività di riscossione, precedentemente fissato al 31 dicembre 2020. Si riepilogano qui appresso le principale misure adottate:
a) Pagamento cartelle, avvisi di addebito e accertamento: differimento al 31 gennaio 2021 del termine di sospensione del versamento di tutte le somme richieste all'esito della notifica di cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento affidati ad AeRiscossione, ancorché già oggetto di piani di dilazione accordati dall'ente di riscossione. Alla luce dell'ulteriore differimento poc'anzi descritto, tutti i pagamenti già sospesi tra l' 8.03.2020 ed il 31.01.2021 ( in forza dell'avvicendarsi della copiosa decretazione di emergenza) dovranno essere effettuati entro il 28.02.2021!
b) Sospensione attività di notifica e pignoramenti: sospensione fino al 31 gennaio 2021 delle attività di notifica di nuove cartelle, degli altri atti di riscossione nonchè degli obblighi derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati, prima della data di entrata in vigore del decreto Rilancio (19/5/2020), su stipendi, salari, altre indennità relative al rapporto di lavoro o impiego, nonché a titolo di pensioni e trattamenti assimilati.
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Dal 01.01.2021 scatta l'obbligo di inviare a SDI fatture elettroniche in regola con il nuovo tracciato .xml.
L' Agenzia delle Entrate è intervenuta, con il provvedimento n.166579/2020, aggiornando le specifiche tecniche del tracciato Xml della fattura elettronica.
I nuovi codici sono utilizzabili dal 01.10.2020. Gli stessi saranno, tuttavia, obbligatori per fatture inviate a SDI dal 01.01.2021 (fino al 31.12.2020 è possibile quindi emettere fatture elettroniche, con invio a SDI, utilizzando gli attuali codici).
Per rendere le codifiche «Tipo Documento» e «Natura» più puntualirispetto alla normativa fiscale vigente e per consentire all’Agenzia delle Entrate di predisporre una “migliore” dichiarazione IVA precompilata, sono stati introdotti:
Così, ad esempio, sono previsti specifici codici per differenziare le fatture emesse a seguito dell’applicazione del reverse charge nelle diverse fattispecie previste (operazioni interne, intraUE o extraUE) e per individuare le autofatture emesse per autoconsumo o cessioni gratuite;
In particolare, per le operazioni non imponibili sono previsti specifici codici al fine di individuare più dettagliatamente le diverse casistiche;
Con il nuovo tracciato diventerà facoltativa la compilazione del campo “importo” relativo all’imposta di bollo. Nel caso in cui sia previsto l’assolvimento dell’imposta di bollo, pertanto, rimarrà obbligatoria la valorizzazione del campo “Dati Bollo”, ma diventerà facoltativa l’indicazione del relativo importo.
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Al via dal 01.01.2021 la cosiddetta "Lotteria degli scontrini". Gli esercenti avranno obbligo di adeguare i propri RT e facoltà di accettare il codice lotteria da parte dei propri clienti, assumendosi, tutta…
Il prossimo 01 gennaio 2021 prenderà il via la famigerata “Lotteria degli scontrini”, un’operazione che consentirà ai propri clienti di partecipare all’estrazione di premi, legata al singolo scontrino ricevuto, semplicemente presentando all’esercente il proprio codice di partecipazione, preventivamente generato mediante accesso al portale: https://www.lotteriadegliscontrini.gov.it/portale/.
Quali obblighi per l’esercente?
In capo all’esercente non sono previste sanzioni in caso di rifiuto di acquisizione del codice per partecipare alle estrazioni, ma all’esito di un rifiuto da parte dell’esercente, il cliente avrà la facoltà di effettuare una segnalazione all’Agenzia delle Entrate.
Risulta, d’altro canto, obbligatorio l’aggiornamento dei registratori di cassa, anche quelli già abilitati all’invio dei corrispettivi, al nuovo tracciato e alle specifiche tecniche dell’Agenzia delle Entrate, in vigore dal 1° gennaio 2021.
Gli esercenti devono quindi verificare se il loro registratore telematico è abilitato alla lettura del codice lotteria. Se così non fosse devono contattare il loro tecnico per procedere tempestivamente all’adeguamento.
In sintesi gli esercenti hanno:
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Malerba&Partners assiste Hernán Crespo nel lancio del team HC9 su Fifa 21, una nuova iniziativa imprenditoriale nel mondo degli e-Sports.
Donatella Minutolo, professionista senior dell'area legal di Malerba&Partners, unitamente ad un team di esperti professionisti, ha assistito Hernán Crespo nel lancio della sua squadra HC9, una nuova iniziativa imprenditoriale nel mondo degli E-sports, un settore che negli ultimi anni ha registrato una crescita esponenziale in termini di audience e ricavi.
Un nuovo importante successo che segna e fortifica la presenza di Malerba&Partners nel mondo dello sport-business.
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Il D.L. Ristori quater, oltre a riscrivere le scadenze per i versamenti relativi alla cd. "pace fiscale", introduce importanti novità anche in materia di riscossione, prevedendo nuove regole sia per le nuove…
Il DL n. 157/2020, cd. "Decreto Ristori quater", pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 30 novembre 2020, recante “Ulteriori misure urgenti connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, ha introdotto alcune novità importanti in materia di riscossione, per consentire ai contribuenti una maggiore flessibilità nei pagamenti in ragione del protrarsi dell’emergenza sanitaria da Covid-19.
Definizione agevolata
Differimento al 1° marzo 2021 del termine “ultimo” per il pagamento delle rate 2020 della Definizione agevolata, in precedenza fissato al 10 dicembre 2020 dal DL n. 34/2020 cd. "Decreto Rilancio".
In particolare, per i contribuenti in regola con il pagamento delle rate 2019, il mancato, insufficiente o tardivo versamento di quelle in scadenza per l’anno 2020, non determina la perdita dei benefici della definizione agevolata se le stesse verranno integralmente corrisposte entro il 1° marzo 2021.
Il pagamento entro questo nuovo termine di scadenza non prevede i cinque giorni di tolleranza, ordinariamente previsti in materia di dilazioni.
Rateizzazioni
Entro il 31 dicembre 2021, i contribuenti con piani di rateizzazione decaduti prima della sospensione dell’attività di riscossione, conseguente all’emergenza epidemiologica da Covid-19 , possono presentare una nuova richiesta di dilazione senza necessità di saldare le rate scadute del precedente piano di pagamento.
Per le richieste presentate entro il 31 dicembre 2021, viene elevata da 60 mila a 100 mila euro la soglia per ottenere la rateizzazione senza necessità per il contribuente di dover documentare la temporanea situazione di difficoltà al pagamento in unica soluzione.
Inoltre, per tutti i provvedimenti di accoglimento delle richieste di rateizzazione presentate fino al 31 dicembre 2021, la decadenza dai piani di rateizzazione viene determinata nel caso di mancato pagamento di dieci rate, anche non consecutive, invece delle cinque rate ordinariamente previste.
Infine, per i contribuenti decaduti dai benefici della “prima Rottamazione” e della “Rottamazione-bis” per mancato, insufficiente o tardivo versamento delle rate scadute, è prevista la possibilità di chiedere entro il 31 dicembre 2021 la rateizzazione del pagamento per le somme ancora dovute.
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Con il Comunicato n. 269/2020 l'Ufficio stampa del MEF anticipa le novità che, in materia di proroga dei versamenti fiscali relativi al secondo acconto delle imposte sui redditi e IRAP, saranno varate in sen…
Alla luce di una nota pubblicata dal MEF in data odierna e in attesa dell'approvazione e successiva pubblicazione in G.U. del D.L. Ristori quater, il termine per il versamento della seconda o unica rata d'acconto delle imposte sui redditi e dell'IRAP dovuta dagli operatori economici verrà prorogato dal 30 novembre al 10 dicembre 2020.
Inoltre sarà prevista una più ampia proroga per le imprese non interessate dagli ISA , ovunque localizzate, che hanno conseguito nel periodo d’imposta precedente a quello in corso ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro e che, nel primo semestre 2020, hanno subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33 % rispetto al primo semestre 2019 . Per queste imprese il termine per il versamento della seconda o unica rata d'acconto delle imposte sui redditi e IRAP sarà prorogato al 30 aprile 2021.
Analoga proroga al 30 aprile 2021 sarà prevista , a prescindere dai requisiti relativi ai ricavi o compensi e alla diminuzione del fatturato o dei corrispettivi, per i soggetti non interessati dagli ISA che operano nei settori economici individuati nei due allegati al decreto - legge “Ristori bis” e che hanno domicilio fiscale o sede operativa nelle zone rosse, nonché per i soggetti che gestiscono ristoranti nelle zone arancioni.
I versamenti sospesi dovranno essere effettuati in un’unica soluzione entro il 30 aprile 2021.
Per i soggetti che applicano gli ISA e che si trovano nelle condizioni richieste , resta ferma la proroga al 30 aprile 2021, già prevista dall’articolo 98 del Decreto Agosto e dall’articolo 6 del decreto - legge “Ristori bis”.