Decreto Milleproroghe 2026: le principali novità fiscali e societarie per le PMI
Scopri le misure del Decreto Milleproroghe 2026 per le PMI: rinvio riforma fiscale, assemblee a distanza, Fondo di Garanzia.
Vantaggi e peculiarità della tassazione nella disciplina dei Gruppi
Di Carlo Locatelli
Il modello del Gruppo di imprese è sicuramente tra i più adatti al fine di efficientare le strutture organizzative e tenere il passo dei continui cambiamenti di mercato, grazie alla flessibilità delle organizzazioni.
Con Gruppo si intende un sistema composto da più imprese giuridicamente indipendenti ma, nel loro insieme, considerate come un unico ente economico. In generale, i Gruppi di imprese si compongono di una holding company (detta anche controllante, capogruppo o parent) e una o più controllate, altrimenti dette subsidiaries.
Le tipologie di Holding Company
Fra le possibili varianti di Capogruppo è possibile distinguere tra holding finanziarie e holding miste:
I vantaggi di una Capogruppo
La struttura a Gruppo, per sua natura, comporta numerosi vantaggi. A titolo esemplificativo e non esaustivo, si possono elencare:
Con particolare considerazione per le holding finanziarie, queste godono di alcune peculiarità in materia di tassazione. Le holding pure sono molto spesso società di capitali, quindi sono soggette all’imposizione IRES con un’aliquota pari al 24% sulla base imponibile dell’anno. Oltre alla già citata PEX, è interessante la tassazione degli interessi passivi: secondo quanto disposto dall’art 96 comma 5 e 5-bis del TUIR, le holding finanziarie possono dedurre i propri oneri finanziari e interessi passivi fino al 96% del loro ammontare totale. Considerando anche la redazione del consolidato nazionale, disciplinato agli artt. da 117 al 129 del TUIR, gli interessi passivi derivanti da operazioni infragruppo – dette anche operazioni intercompany perché ricorrenti tra due o più società appartenenti allo stesso Gruppo – diventano addirittura totalmente deducibili fino a concorrenza del totale degli interessi passivi maturati sui soggetti partecipanti per operazioni verso soggetti terzi al Gruppo.
Per quanto riguarda l’applicazione dell’IRAP, invece, si rileva una differenza in negativo rispetto alla tassazione di una comune società di capitali. Le holding finanziarie, ossia quelle che svolgono come attività la gestione delle proprie partecipazioni, sono soggette a un’aliquota IRAP maggiorata di circa un punto percentuale rispetto alle altre società: se infatti l’aliquota generale si attesta intorno al 3,9% (contando che, data la natura del tributo, ogni Regione può in parte modificare la percentuale applicabile fino ad un aumento di 0,92% più un ulteriore 0,15% per alcune Regioni), le holding finanziarie subiscono un’aliquota del 4,65%, portabile fino a 5,72% date le considerazioni precedentemente fatte.
Alla luce di tutto ciò, è evidente come la costituzione di una holding finanziaria comporti numerosi vantaggi, in relazione alla generale conformazione del Gruppo ma anche alla deducibilità degli oneri finanziari e dei dividendi. D’altro canto, però, la tassazione IRAP maggiorata può disincentivare la creazione di holding di partecipazioni, rilegandole ai grandi gruppi con numerose controllate, spesso di carattere multinazionale e mondiale.
È dunque importante, in questo senso, operare una pianificazione strategica in grado di prevedere e bilanciare vantaggi e svantaggi di certe scelte organizzative della struttura.
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